CAP.2 – LA PADANIA TROTSKISTA E IL TREBBO DEL TAGLIAUNGHIE

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24 thoughts on “CAP.2 – LA PADANIA TROTSKISTA E IL TREBBO DEL TAGLIAUNGHIE

  1. Angelo Comacino ha detto:

    E così il “nostro” ad un Arturo Bandini con i baffi di Tondelli, trova conforto e delizia nel folle e saggio Mr Dick. Mi sembra che il senso sia questo: la percezione tradotta dall’egemonia culturale militante non poteva che produrre icone grottesche…geneticamente modificate e il relativo ( quantitativamente contenuto) distacco.

  2. Angelo Comacino ha detto:

    le parole, come le immagini, sono veicoli iconici che rimandano ai dati in memoria. Ma è vero, il treno è partito da poco e i viaggiatori si stanno ancora sistemando; bagnati fradici, il giovane autore e la sua “mamma”.

  3. Emanuele ha detto:

    Caro Leonardo, la mia reazione di lettore, a questo secondo capitolo, e’ la seguente: c’e’ il rischio di un po’ troppo autocompiacimento. Affiora (e non dovrebbe affiorare) il tentativo di sedurre il lettore, d’esser spiritoso ad ogni costo: “Poiché però mi lasciavo appannare i sensi belli dalle espansioni fisiche di certune esemplari, che cotte al brodo avrebbero reso miglior sapore di una gallina, collezionai un’infinita sfilza di rifiuti”.
    Insomma, dopo aver cominciato a raccontare, nel primo capitolo, in modo vigoroso, qui cominci un po’ a gigioneggiare: niente di male ma tutto sembra gia’ sentito, sia nei modi che nei contenuti. L’autoirridersi del protagonista va bene, l’autoironia va bene – ma, e il dramma dell’umiliazione? L’intollerabile bruciatura del rifiuto?

    • Caro Emanuele, ti ricordo che volevo fare l’attaccante e gli attaccanti, a volte, amano “palleggiarsela” troppo. Se posso “tranquillizzarti” ti anticipo che il dramma lo leggerai presto. 🙂 Intanto grazie per il tuo intervento: è sempre graditissimo.

  4. anna ha detto:

    Alcune annotazioni sono punti fermi per molti di noi: la poesia adolescenziale, la paura dei genitori di avere un figlio complicato, quando magari le complicanze hanno radici nel loro malessere e, soprattutto, l’atteggiamento troppo romantico con l’altro sesso. Mi ci ritrovo e sono curiosa di seguire l’evoluzione del racconto che non vorrei proprio chiamare dramma. Io mi voglio divertire.

    • la vita è dramma e commedia allo stesso tempo. Ripeto, siamo appena all’inizio. Come si dice: in partenza dal binario…

    • Emanuele Pettener ha detto:

      Anna, ci son drammi divertenti e commedie soporifere. Ma capisco quel che dici. Io, comunque, amo i romanzi in cui rido e mi commuovo al contempo, e dove la scrittura non e’ mai scontata.

      • anna ha detto:

        Per me è prematuro dare giudizi, ho bisogno di più tempo per innamorarmi, in senso lato, di un testo. Gli ingredienti mi piacciono, la scrittura pure. Mi sono ritrovata un poco disorientata nei tempi, a volte chi scrive mi appare giovane, a volte invece mi sembra, una persona molto matura. E non si offenda nessuno. Non deve essere un romanzo, ma appunti per un blog, quindi uno stile sciolto e spontaneo. L’affare degli pseudonimi lo lascio a voi, se vi piace così. Io sono Anna. Punto.

      • Molto giusto quando dici che non deve essere un romanzo, ma in fondo un romanzo cos’è?

        Sulla questione pseudonimi lascio massima libertà a tutti; naturalmente interverrò nel caso in cui dovessi riscontrare delle anomalie che offendano la sensibilità altrui o che destino sospetti sul regolare e democratico funzionamento di questo contenitore.

  5. Laura Sica ha detto:

    Prendo il treno cinque sei volte a settimana, da Salerno a Roma, e per scendere direttamente in stazione, mi faccio sempre dall’undicesima alla prima carrozza, mentre il treno sta per giungere a destinazione. Ci sono abituata. 🙂
    Qualche origine campana (la nonna?) devi avercela, secondo me. 🙂
    Complimenti, belli i capitoli. Belli.

  6. Angelo Comacino ha detto:

    Laura: anche io sto usando uno pseudonimo e mi svelerò in contemporanea (è un termine da Biennale) con Fiasca, alla fine.
    Leonardo, tu scrivi: un secolo ne conta appena cinque o sei esponenti sulla dita di una mano. E allora perché tutta questa esplosione?
    Perché (e sei tu ad affermarlo) ognuno ha studiato nella propria cucina o in quella degli amici: ognuno si è fatto la sua università…io sono fra quelli. E la nostra formazione è avvenuta sul disconoscimento, sul diniego, sul rifiuto. Avversi. Una avversità, però, che con il passare del tempo si connotava al relativo del nostro vissuto o delle nostre aspirazioni.

    • Come ho già scritto non è detto che io riveli la mia identità. Rientra nella possibilità delle cose e come tale resta. Questo blog non è strumentalizzato al fine di ottenere un’affermazione personale, ma al riscatto di una coscienza collettiva.

  7. Laura Sica ha detto:

    @Angelo: io invece sono proprio Laura Sica. Con qualche piccola ricerca si potrebbe trovare pure il mio codice fiscale e con quello chiedere le medicine al farmacista. 🙂

    @Leonardo: fatti sentire vai veneziani che il fegato è terrone! 🙂

  8. Laura Sica ha detto:

    dai veneziani, scusatemi.

  9. Angelo Comacino ha detto:

    in un riscatto collettivo l’identità è davvero solo un dettaglio.
    Kafka è un riflesso o uno dei passeggeri?

  10. Angelo Comacino ha detto:

    L’avevo riconosciuto subito, occhi e orecchie sono inconfondibili. Kafka, con altri pochi autori, segnò l’autoformazione della mia generazione; non leggevamo molto (un libro dopo l’altro) ma leggevamo nutrendoci; masticavamo e mandavamo giù, lasciando che il corpo facesse poi la sua parte. Metamorfosi era la nostra Metroplosis.

  11. Miriam ha detto:

    questo capitolo è pieno di energia,di vita, di risate e di poesia: se il tagliaunghie taglia il sovrappiù, la parente scrittrice per cherubini scaccia la noia e avvicina alle risate, le destinatarie di poesia danno energia al racconto… allora dammi un solo motivo per cui avresti dovuto fare l’attaccante: giochi già in prima linea,sei già pronto a segnare la tua rete, la tua vita è la tua occasione; sono certa che non perderai la partita perché il tuo campionato l’hai già vinto. Hai ancora qualche poesia? La pubblichi?

  12. chiara ha detto:

    sono curiosa. L’autocompiacimento c’è. Il talento pure. Il rebbo poetico e il ritorno bagnati a casa funziona. Io adoro chi mi fa ridere, è vero però che la parte sulle poesie per conquistare le ragazze è più scontata. Attento al lessico alto usato in modo giocoso, si può fare, ogni tanto, ma se si esagera rovina tutto e dà un suono da monetina falsa che casca per terra. Mi chiedo se stai scrivendo poco per volta, sia pure sulla base di un disegno preordinato e se ci stai tagliuzzando qualcosa che esiste già. Improvvisazione o feuilleton?
    ch.

    • E’ tutto un vissuto (reale) che metto nero su bianco ogni settimana sulla base di un disegno preordinato. Avrei potuto scrivere per intero la storia e poi frazionarla, ma ho ritenuto opportuno procedere diversamente. Non è dunque un romanzo di appendice, e non è neanche un romanzo. O meglio, non nasce con le intenzioni del romanzo. Se poi cambia strada facendo, questo non posso ancora dirlo.

  13. Miriam ha detto:

    La poesia per ingraziarsi le ragazze è un gesto per farsi notare: c’è chi alza al massimo il volume dello stereo in macchina, chi fischia, chi commenta in maniera più o meno pesante… Ecco, questi sì che sono cose scontate! Non si può certo dire che siano in tanti ad “abbordare” le ragazze con poesie, pur se sdolcinate e ridicole.
    🙂 Non vedo l’ora di leggere il seguito!

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