CAP.3 – 1984, ORWELL E L’APPENNINO “FOSCO”-EMILIANO

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13 thoughts on “CAP.3 – 1984, ORWELL E L’APPENNINO “FOSCO”-EMILIANO

  1. Angelo Comacino ha detto:

    Le tue parole si vedono dai finestrini di un treno che sbuffa in bianco e nero, come le fotografie di Cesare Zavattini, per passeggeri che ancora non conoscono la Paura di volare. I bagni sporchi, gli scompartimenti affollati e la promiscuità di una saponetta usata che infastidiscono la signora americana, alla ricerca nel paese dell’amore (il nostro) di una scopata senza cerniera, sono niente per noi o ancora ci sono estranei. Ad attenderci c’è il rapido 904, una delle tante terribili stragi ma diversa; l’attacco non è più “fazioso” ma criminale e allo stato tutto. Un botto che sta nella deviazione del percorso, il mutamento epocale e irreversibile della produzione dell’uomo consumatore e consumato. Il nostro POP è grave e “originale” : Pure & Vegetal, ho ammazzato i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo.

  2. giusto misiano ha detto:

    Per essere certo di postarlo sulla bacheca di FB ho cliccato tre volte ,magnifico ed immediato poetico ed verosibilmente musicale

  3. chiara ha detto:

    l’inizio non mi piace, troppo elaborato, la descrizione del treno è splendida e piena di dettagli non ovvi ma condivisibili, il resto funziona ma solo qualche dettaglio fa il batticuore: il miele sulla cisterna, l’odore di muschio bianco, i diavoli maomettani e le tre dita perse per una cortesia se avessi il foglio e la matita rossa e blu di scuola ( quella che non si usa più nemmeno a scuola e poi ci vorrebbe un temperino grosso e io ho solo quello per la matita degli occhi) ti toglierei tutte le parole astruse e farei una bella linea ondulata sotto i passati remoti. Ci sarebbero però anche dei punti esclamativi e quei “bella” in corsivo, scritti in fretta grandi che la A esce dal margine. Ho reso l’idea?

    • Assunta! Il posto di editor è tutto tuo. Sappi però che le contravvenzioni non le pago mai e i trofei, quelli belli, li faccio impolverare prestissimo in bacheca. Ho una macchina scassata che adora transitare su asfalti astrusi e contrade remote. Se però mi fai passare il mare di sotto, con una leggera brezza di ponente, te ne posso essere solo grato. 🙂

    • paolo ha detto:

      Perdonami se te lo dico con franchezza, ma non l’hai resa. Ho letto la tua pregevole critica, scritta con la matita che si usa per ripassare il fondo degli occhi, ma non la capisco o più probabilmente non la condivido. L’inizio non ti piace (se ti riferisci alle prime 10 righe che vanno da Ora a netto, io non riesco a immaginare qualcosa di più suggestivo che possa invogliarmi a iniziare un racconto, è tra i migliori incipit di tutto il blog, secondo me; la poesia non a tutti piace, specialmente quando la ritrovano nella prosa, perché il sacro tempio del “vedo solo quello che posso toccare con mano” non ha da essere violato”). Il treno invece dici che ti piace “pieno di dettagli non ovvi (questo dovrebbe un complimento) MA condivisibili” (questo invece lo è, un complimento?):
      Toglieresti le parole astruse (quali? forse non mi è chiaro il significato della parola astruso o forse non parliamo dello stesso vocabolo) e i passati remoti (premesso che io personalmente trovo che il passato remoto sia il tempo dell’avvenire, e lo userei sempre come fanno i toscani anche per dire “ieri mi ruppi una caviglia durante l’ora di geografia”, in questo caso specifico, l’autore sta raccontando fatti che risalgono veri o presunti al 1984, che hanno ripercussioni nel presente pari a zero meno meno, che tempo dovrebbe usare, spero non il passato prossimo. Vogliamo provare con l’imperfetto così lo facciamo diventare un bel brano umoristico?)
      Per il resto la tua critica funziona (a quale resto ci si riferisca e cosa significhi esattamente funziona non è dato saperlo).
      Scusami attaccante, ma io il mare non l’ho sentito.

  4. Miriam ha detto:

    Questo capitolo è il mio preferito! è scritto benissimo, tutte le parole sembrano formare una melodia, la scelta del lessico impreziosisce la narrazione, la rende ancora più accattivante.
    Io ho inteso la ragazzina di cui scrivi come se fosse la personificazione della letteratura stessa: una goccia di miele sul collo di una cisterna, come dire, qualcosa che risplende di luce propria in mezzo ai mattoni grezzi, alle superfici ruvide. La letteratura è, a mio avviso, la goccia di miele che spicca in mezzo al grigiume ed è come se tu avessi confidato nel suo valore, come se avessi dedicato e allo stesso tempo affidato alla letteratura i tuoi pensieri, il tuo sforzo da scrittore. Ovviamente a volte butta tutti giù nel pozzo… Soprattutto se viene “forzata”, altre volte invece, ricompensa il talento e tutti i sacrifici. Aspetto il numero quattro!

  5. Emanuele ha detto:

    E’ un bel pezzo, vitale e musicale. Condivido l’apprezzamento per certi dettagli. La bellezza e’ tutta li’, e trasforma la realta’ in letteratura. Il commento aspro sulla letteratura pulp riconduce invece alla realta’, fin troppo: piu’ da blogger che da artista, in quanto generalizzato e anonimo, se e’ vero che il tuo nome e’ un altro. Ma Leonardo, alla fine qual e’ lo scopo di questo tuo scritto? Precedentemente hai detto che questo non e’ un romanzo. Cos’e’? Cosa ti aspetti? Cosa vuoi?

    • Lo scopo è arrivare alla fine di questo percorso con grande serenità e con la consapevolezza, amara o dolce, di aver fatto tutto il possibile. Dopodiché il capotreno toglierà la maschera ed esporrà in pubblico reale le sue conclusioni.

  6. anna ha detto:

    E’ un inizio di puro realismo, pieno di belle immagini color seppia e sottili descrizioni in odore di umiltà, rassegnazione, ma con dignità da vendere. Un’Italia vecchia che faticava già allora a scegliere la strada del riscatto. E poi l’odore acre di attentati, bombe, tragedie sui treni di innocenti viaggiatori. Qui mi si stringe il cuore perché la sera del 1° agosto 1980 prendevo un treno dalla stazione di Bologna, e la mattina dopo fu la strage. Poi l’occhio adolescente che sollecita azione, speranze, solidarietà, voglia di fare, creare, partecipare. Ma inizia anche il percorso individuale e la realtà non fa sconti a nessuno. Le delusioni lasciano sempre un amaro in bocca e i rifiuti sono cicatrici nell’anima. Grazie per avermi emozionato.

  7. Laura Sica ha detto:

    E’ dal primo capitolo che noto questo senso di serenità. O forse è rassegnazione, non saprei dirlo.

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