CAP.4 – “UN’AQUILONE” NEL SACCO DI NERUDA

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17 thoughts on “CAP.4 – “UN’AQUILONE” NEL SACCO DI NERUDA

  1. Angelo Comacino ha detto:

    e così siamo già arrivati alle scuole di scrittura …
    Le norme uccidono, se impartire con mestizia e dovere e/o celebrate con furore pedagogico, o peggio ancora con il fervore morale di una professione incerta . Muore la poesia e si svilisce l’attaccante. Così è la “scuola” che ignora il regista e celebra l’ex allievo; Massimo Troisi, fra le righe, incede tentennando fra silenzi e ripetizioni,parole stonate proprio come la sua voce; nella sua borsa da postino c’è,però una raccomandata “assicurata” dal volo delle caldi ali della fenice. Viva gli autodidatti e i loro Maestri, a volte anche inconsapevoli, nell’insegnare a se stessi c’è la poesia che è sangue e carne animata dall’amore (di tutti). Agli altri vadano colla, carta velina e bastoncini…la parodia di un volo.

    • “a volte anche inconsapevoli” vale da solo un trattato sulla letteratura degli ultimi cento anni. Bravo Angelo a intercettare l’argomento delle scuole di scrittura, qui sfiorato en passant. Avrò modo di tornarci in maniera molto più diretta. Sento già il chiacchiericcio nel vagone ristorante.

  2. Miriam ha detto:

    Questo capitolo è divertentissimo, non si può fare a meno di pensarci e ripensarci e poi ridere! complimenti, sei riuscito ancora una volta a trasmettere emozioni autentiche. Le voci, i suoni, gli odori, i colori… E una grande lezione si impara fra le righe: nessuno può insegnarci a scrivere davvero, nessuno può dirci cosa scrivere e come. La scrittura rende liberi e ognuno a modo proprio.

  3. Miriam, anche il lavoro rende liberi e così stava scritto sulla porta dell’inferno. Ma hai ragione scrivere e LEGGERE è una lezione che si impara fra le righe. Penso anche che questo capitolo riguardi ( nel commento precedente ho anticipato un po’) il rapporto con la scuola, o meglio allievo-maestro istituzionale. Angela Vettese in un libro, secondo me straordinario) scrive che solitamente l’artista, a scuola, non è bravo e anzi, fra loro il numero dell’abbandono scolastico è elevatissimo. “un docente demotivato (rif. docenti d’arte) frustrato nella sua stessa attività d’artista o semplicemente inadatto all’insegnamento può risultare profondamente lesivo per un giovane in fase di formazione, proprio a causa di quella relazione assai simile al plagio che è ciò che è in grado di plasmare gli allievi, ma che può avere effetti devastanti se il plagiatore non è all’altezza”.
    Poi c’è Pennac che nel Diario di scuola scrive quasi un’ode alla “somaraggine”; il canto del “somaro” umiliato fra prove tecniche, indifferenza e abuso di mal-amore. Personalmente io mi conto fra quelli dell’abbandono e ppure ancora sto imparando…

  4. giusto misiano ha detto:

    Un capolavoro ,senza un solo graffio di punteggiatura , come un film che avvince in un energia fluida , senza caduta di toni e senza intoppi di pesantezza

  5. anna ha detto:

    Ci sono elementi che mi piacciono davvero e che condivido. La scuola con i suoi limiti insormontabili e sempre attuali, un dovere forzato e subito, con forti effetti collaterali. Il cinema, al contrario, apre la strada alla formazione di un adolescente che deve imparare ad affrontare il mondo imperfetto degli adulti. Il dogma e la poesia che si contrastano. Poi il volo libero, la presa di coscienza. Io sono stata fortunata, ho avuto insegnanti che mi hanno fatto amare le loro materie. Le ingiustizie sono state davvero tante e ancora oggi ricordo l’esame di maturità come un vero incubo. Ho amato molto gli anni di università e tutti i docenti incontrati, pur nelle loro diverse formazioni ideologiche. Confermo ancora una volta che è davvero piacevole leggere questi racconti, perché, oltre ad essere scritti bene, parlano anche di noi.

    • La scrittura deve parlare agli uomini e degli uomini. Da morti scriveremo di altre cose. Intanto grazie della condivisone: le scuole segnano sempre un punto di unione, nel bene e nel male.

      • Se i miei scritti sono le ossa, i vostri commenti rappresentano l’anima di codesta* iniziativa. Portiamo ancora gente su questi vagoni da riempire e quando sarà ora di scendere lo faremo tutti insieme. Grazie

        * l’utilizzo di tale pronome non è casuale. Basti pensare che viene utilizzato quando chi parla è lontano e chi ascolta è vicino. Ecco, io voglio essere volutamente lontano e avervi tutti in grande vicinanza.

  6. Emanuele ha detto:

    Eh, qui devo dire che hai deliziato il pubblico, hai messo in campo la quarta punta, difesa altissima, colpi di tacco, tutti gioiosamente in avanti, modelli tattici Zdenek Zeman e Vladimir Nabokov: bello tutto, ho visto tutto, m’e’ piaciuto un sacco, specie alcune associazioni, certi aggettivi, forse piu’ di qualsiasi cosa il “moderato diletto” col quale hai scritto il tema – bravo Leonardinho, la prossima volta ti critico pero’, senno’ mi sembro Fulvio Collovati.

    • Qualcuno parlerebbe di “quarto tenore”. Al bando tatticismi, regole, catenaccio, grammatica delle fasce laterali: anche la scrittura è una partita di pallone. Oggi ne ho fatti cinque e tutti a dire bravo, magari la prossima volta ne prendo dieci e mi criticherete. L’importante – penso – è giocarsela sempre.

  7. Roberta ha detto:

    Ho letto questo capitolo più volte, ho voluto prendermi il tempo necessario per arrivare fino in fondo. In fondo a cosa? In fondo alla sensazione che mi ha assalita alla prima lettura, una reazione spontanea, tipo l’eruzione cutanea dopo una scorpacciata di fragole. Poi ho frugato tra i commenti, tutti benevoli, straripanti emozioni e complimenti. Mi sono fermata… perché, ecco, io la penso in modo differente e allora forse non ho compreso, mi è sfuggito qualcosa… A mia discolpa vorrei dire che il mio è un’approccio semplice, da umile lettore e forse, voi, scrittori e commentatori, siete più colti, preparati e sensibili di me. Tuttavia a rischio di essere censurata o veder cancellato il mio contributo, vorrei dire che mi è parso uno -scritto- di testa seppur scritto bene e il punto è proprio questo: bravo è ben scritto, nulla manca a renderlo pregevole ma, ciò che io non ho trovato è il cuore o la pancia, nello scorrere di quelle parole ben infilate. Come quando in una squadra di calcio metti tutti insieme i talenti, beh, forse la vinci quella partita e fai pure tanti gol ma l’anima dov’è?

    • In questo luogo non si censura nessuno e tutte le opinioni contribuiscono a renderlo vivo, nel senso più completo del termine. Quindi, cara Roberta, non aver paura di esprimere il tuo punto di vista.
      Circa la domanda che mi poni credo di essere la persona meno adatta per rispondere: posso solo dirti che io, quando scrivo, l’anima ce la metto sempre. Il fatto che tu non l’abbia sentita probabilmente è un mio limite.

  8. Roberta ha detto:

    Mi sono accorta che c’è un apostrofo di troppo…

  9. giovanna ha detto:

    Prima di commentare ,vorrei ringraziarti di darmi la possibilita di leggerti e commentare .Chiedo scusa per tutti i sbagli in italiano visto chè per mè è una seconda lingua .
    Metti in avanti l’importanza del mestiere di insegnate,chè può salvarti e portarti sulla strada giusta o distruggere ogni minime possibilita di cavartela .Mi sono sentita con tè davanti a i tuoi professore pronti a sputare i l’oro veleno .
    Mi sono rivista a 12 anni …Calvario per colpa di insegnati chè avevano deciso e consigliato a mia madre una scuola per essere sarta .(avendo perso mio padre piccola e essendo donna …non dovevo studiare ..) Meno male chè sulla mia strada ci sono sempre state insegnate giusti e bravi chè hanno combatuto con mè per uscirmi fuori da quella tormenta ..
    Non sono capace di scrivere il mio parere sur la forme ou style de ton écriture .. posso solo dirti chè mi hanno parlato e svegliato i sensi le tue parole .

  10. sara milla ha detto:

    l’incontro con la Poesia nella vita di una persona è sempre una esperienza..eversiva. Così nella vita del Postino

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