CAP.10 – I PROMESSI GUARITI

VOLEVOFARELATTACCANTE © 2012 – Tutti i contenuti di questo blog sono tutelati dalle vigenti norme sul diritto d’autore. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, che non citi la provenienza e la paternità dei contenuti sarà perseguita a norma di legge.
Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

21 thoughts on “CAP.10 – I PROMESSI GUARITI

  1. Pamela ha detto:

    Che meraviglia! Complimenti…

  2. Miriam ha detto:

    Leonardo, hai superato te stesso con questo capitolo! Siamo già arrivati al numero dieci e spero si arrivi fino al cento, mi dispiacerebbe da morire non leggere più nulla 😦
    Come ci si può staccare da questi personaggi? da questa scrittura così bella? no no no!
    Il titolo è già una promessa di divertimento e riflessione: I promessi guariti…
    🙂 a presto!

    • Sergio V. ha detto:

      Consigliato da Miriam tenterò di leggere il primo capitolo, anche se odio leggere libri sullo schermo di un PC. Auguratemi buona lettura allora, spero di non perderci gli occhi per nulla….

      • A Sergio dico di tenere duro, se ci riesce: qualsiasi scritto è fatto per la carta e leggere sullo schermo è quanto di più antipatico possa esistere. In bocca al lupo e intanto grazie.

  3. giusto misiano ha detto:

    Un canto irripetibile,inarrestabile ,freschezza di nuova acqua , scia di comete ,nel gioco di ostacoli valicabili , serietà di poesia tangibile d’armonie…qualcosa che va , al di là della scrittura stessa

  4. miriam ravasio ha detto:

    Ammaliati e Illuminati, nel gran ballo editoriale dove un cavallo tricornuto, dalla poppa accesa da una virola di libri, bruca le maschere, alle spalle di un essere scisso per sempre; parole malinconiche. Forse il capitolo più grave e per contrapposizione il più divertente.Lampadine accese sulle profezie di Celestino e sulle fenomenologie delle mode. Non so cosa facesse Fiasca in quegli anni, per quanto mi riguarda risalgono a quel periodo le mie allegorie sulle lampadine: cortili, balaustre, balconi, illuminati a giorno da file di lampadine (appunto) e abitati da piccoli (ragazzini) dialoganti, come gli ammaliati in fila d’attesa.
    L’ho letto e riletto più volte, condividendo la freschezza emozionale di Miriam e di Giusto

    • Ringrazio la giovane Miriam per la freschezza che riversa nelle mie giornate e la grande Miriam per le sue attente e, come sempre incisive, letture del testo e del paratesto. Infine un pensiero va al commovente intervento di Giusto: le sue parole sono campane che suonano al passaggio del fiume.

  5. anna ha detto:

    I tuoi personaggi sono proprio divertenti e tu li descrivi al meglio. Tremo al pensiero che hai fatto pubblicare il tuo primo libro ad un editore squinternato e disonesto (ed io ne so qualcosa perché ho vissuto cose tremende in merito), ma questo è il vero problema da sviluppare di volta in volta, capitolo per capitolo. Sono curiosa di sapere delle 200 copie… aiuto! E Pippo torna dalle ferie? 😉 Grazie Leonardo.

  6. miriam ravasio ha detto:

    un saluto di benvenuto a Sergio V mio amico e grande lettore. fai con calma, tanto siamo fermi al casello 🙂

  7. Carlo Capone ha detto:

    Checchè il Fiasca voglia dare a intendere, l’attacco di questo capitolo possiede un peso specifico riscontrato negli altri nove. Insomma è pervaso da un alone di mistero, da un’aura di sottintesi cui l’Autore sembra voler rimandare. Lui, sornione, va dicendo che questo incipit è dedicato a qualcuno, insomma che altri l’abbiano ispirato, laddove la sua reale intenzione era lanciaaffidare un messaggio nella classica bottiglietta. La mia analisi, magari non vera, è supportata da una considerazione direi inconfutabile. Che cioè l’Autore, contravvenendo a un’impostazione di leggerezza postmoderna, qual è il registro dei capitoli finora dispiegati, intenda come scolpire nella pietra le sue osservazioni sul bacio.
    Guardate, vi invito a rileggere con attenzione il capoverso iniziale, magari più volte. Si vede che vuole lasciare quel tipo di incisione, e lo vuole talmente che quando si accorge di esserci andato pesante, rilascia una chiusa di tono e contenuto più andanti. Eccola: ” che caspita, però, che uno a vent’anni si debba strafottere il cervello appresso alle ninfette”.

    Non so, posso dare un consiglio cialtrone? l’incipit è talmente bello che quest’ultima frase la toglierei.

  8. Carlo Capone ha detto:

    Uffa, ecco che succede a scrivere tutto di un fiato.

    E.C.1 : possiede un peso specifico ‘non’ riscontrato negli altri nove.
    E.C.2 : leggi ‘affidare’ invece di ‘lanciaaffidare’

  9. Laura ha detto:

    La morte, in un paese, è – apparentemente – più feconda che in una grande città. Sembra che nel paese si muoia di più. Il paese amplia la morte, le fa da cassa di risonanza, a partire dal manifesto che è di dimensioni più grandi rispetto al foglio A4 che si vede nelle grandi città ormai da almeno trent’anni.
    Il capitolo è bello, ma io come al solito mi soffermo su un particolare, lo so è un mio difetto.
    Complimenti.

  10. Emanuele ha detto:

    Vi e’ davvero una bellezza intensa in questo capitolo, e pure in quel che dice Carlo Capone. Ma poiche’ pure degli elogi, ahime’, ci si stanca, azzardero’ una critica.Talora l’artista lascia spazio al satirista (si dice cosi’? Non so). Il che e’ un rischio, perche’ il satirista e’ ferito e furioso e talora tende alla farsa. L’editore a pagamento per esempio e’ una macchietta. Ora mi si dira’: gli editori a pagamento sono una macchietta. La maggior parte degli esseri umani sono macchiette, compresi noi, beninteso. Ma non e’ forse una delle ragioni dell’arte dare un’anima a noi macchiette?

  11. Mimmo ha detto:

    Un’altro capitolo bello e divertente. Il bacio; quanti poeti, scrittori, artisti, attori, chansonniers, etc. etc. si sono prodigati a descriverLo. Il bacio sognato come porta d’uscita dalla pubertà verso il mondo adulto, o quello agognato della donna di cui ci si innamora la prima volta. Il bacio come possesso più dell’atto sessuale stesso… Non so quale ispirazione abbia avuto il signor Fiasca, ma l’argomento vale un approfondimento, concordo con Capone.

  12. miriam ravasio ha detto:

    Emanuele: io annaspo, intuisco qua e là ma forte dell’affermazione fiaschiana che, non si vuol colpire l’uomo ma la sua azione, seguo con attenzione imperterrita e divertita. certo un’estensione al dominio della percezione, renderebbe necessario qualche riferimento in più. Conto comunque sull’anamorfosi leonardesca (del Fiasca) nella sua evoluzione immaginifica 🙂

  13. oliviero ha detto:

    ho potuto leggere soltanto oggi questo capitolo, che trovo al pari degli altri di notevole qualità. Giusta l’osservazione di Emanuele e chiedo: da Boccaccio in poi la letteratura non è forse fatta di grandi macchiette con un’anima? La domanda può essere anche un’ altra: quando la macchietta diventa letteratura e quando scade nel divertimento satirico? In entrambi i casi credo che il confine sia difficile da individuare se non rifacendosi a quella tesi che vuole la prima aderente alla realtà piegata al vezzo e la seconda come trasfigurazione a volte infedele della medesima ( “perche’ il satirista e’ ferito e furioso e talora tende alla farsa”). Lo scrittore qui celato mi pare abbia raggiunto un buon equlibrio fra le due cose.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: