CAP.12 – LE DIAGONALI DI GIUFFRESSON

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21 thoughts on “CAP.12 – LE DIAGONALI DI GIUFFRESSON

  1. Gino ha detto:

    Inizi a fare un po’ di confusione coi tempi del romanzo. Se il protagonista in un capitolo acquista una playstation, non può nei capitoli successivi iscriversi a un circolo del Partito Comunista.
    Il Partito Comunista Italiano si sciolse il 3 febbraio 1991 [Wikipedia]
    La PlayStation (プレイステーション Pureisutēshon?) è una console per videogiochi a 32 bit, presentata dalla Sony Computer Entertainment nel dicembre dell’anno 1994. [Wikipedia]

    • Gentile Gino, quello che lei dice da un punto di vista formale e cronologico è esatto; tuttavia non sarò io a insegnarle che la letteratura è fatta di scherzi e apparenti contraddizioni, oltre che di aderenze veriste alla realtà che si descrive: l’idea di prolungare la vita di quel partito comunista nasce da una mentalità radicata, conservatrice e allo stesso tempo generalista, quella propria della gente del mio paese, che all’inizio del nuovo millennio esibiva ancora il vecchio simbolo sulla porta della sezione e ignorava quanto dal novantuno fosse tutto cambiato. “Iscriversi al partito comunista” poi, può inoltre leggersi come forma di metonimia o di ignoranza politica del personaggio, e di fatto non creerebbe quella confusione coi tempi del romanzo, se di romanzo vogliamo parlare.
      Grazie di essere intervenuto dandomi così la possibilità di chiarire un punto che magari altri lettori del suo stesso avviso – per reticenza o pudore – avrebbero omesso di segnalare.

  2. miriam ravasio ha detto:

    Fra basi di sacrestie, sullo sfondo di una natura morta, grosse mosche si contendono una noce di burro per l’ultimo tango della spigola, detta anche branzino. Il pesce pescato è un pesce morto, compresso da forze popolari armate di credo e propaganda, l’idea socialista e liberale non rinacque, ripiegò sui contorni, offrendosi come importante piatto di portata. L’era dei maestri era finita.
    La “schietta” militanza diffondeva le parole che, l’operosità o intraprendenza dei singoli piegava agli interessi del consenso pubblico e privato. Per gli animati dall’arte e dalla scrittura, per i buoni, per giovani entusiasti e talentuosi s’imponeva una pedagogia tutta nuova, originale e soggettiva: trovare la (terza) via.

  3. Carlo Capone ha detto:

    Gino, le apparenti incongruenze del Fiasca sono in realtà degli espedienti luciferini per non farsi riconoscere da noi :-)….

  4. NeMo ha detto:

    errata corrige.
    bellissimo blog, complimenti. ps.off topic. io invece avrei sempre voluto fare l’ala sinistra… un 7 alla gigi meroni o alla george best… garrincha… vabbè… salut, ciauz.

  5. NeMo ha detto:

    “…letteratura è fatta di scherzi e apparenti contraddizioni, oltre che di aderenze veriste alla realtà che si descrive…” decisamente vero, ma si potrebbe, sempre restando in tema, andare molto ben oltre a questa constatazione.
    a costo di ripetermi, faccio di nuovo i complimenti all’autore del blog per la risposta notevolmente garbata, a un commento sicuramente corretto ma che mi permetto di vedere un pò come da maestrino elementare, nei toni come nei contenuti. si vede che qui non siamo su un social network, tira aria ben diversa. per fortuna.

    ps. se possibile cancellerei mio primo commento errato. ma credo lo possa fare solo il titolare.

  6. Mimmo ha detto:

    I mie complimenti al Leo per la profonda conoscenza del concetto sacchiano e dei contenuti dibattimentali alle riunioni nelle sezioni del PCI. Non comprendo perchè al simbolo della DC lei ha contrapposto quello dell’Unione Sovietica e non quello del PCI, quando le foto sono di protagonisti nostrani. C’è un significato particolare in senso letterario?

  7. giustomisiano ha detto:

    DIVERTENTISSIMO ancora super leonardo

  8. Miriam ha detto:

    E bravo Leonardo! davvero non sbagli un colpo… Bellissimo capitolo, bellissimi personaggi! e quello che non mi stancherò mai di ripetere, una scrittura stupenda!

  9. Laura ha detto:

    Fiasca, questo è il capitolo più bello, secondo me. Hai toccato tanti temi, su ognuno si potrebbe aprire un dibattito, a partire dall’accenno alle donne sposate, passando per la questione dei librai e finendo con quella della politica. Ma la cosa bella, riguardo a quest’ultima, è che di tutto hai parlato tranne che di politica. Complimenti.

  10. Andrea Sartori ha detto:

    Una riflessione sul percorso fino a oggi: il progetto dell’attaccante è davvero singolare, originale, ma ne vedo un possibile limite, non tanto nella resa e nello stile, quanto nei mezzi per gli obiettivi “fuori testo” che si prefigge. Intanto il suo linguaggio ha un sapore antico, nostalgico, come nostalgico, d’altra parte, è il bellissimo video con la sua colonna sonora. Il lessico è talvolta desueto, pare ricollegrasi non solo tematicamente ma anche stilisticamente ai ricordi d’infanzia. Penso che la particolarità sia proprio questa: ricollegare un sogno antico – la pubblicazione dìun libro – all’età a cui quel sogno apparteneva o appartiene. Da qui il corredo di note d’ambiente, usi, abitudini, leggende di paese, episodi storici di sfondo. E’ un ricongiungersi con la parte di sè ancora in attesa, perchè tradita, alla qale spetta almeno un risarcimento, anche se eventualmente con altri mezzi e modi. Sul versante dell’effetto “fuori dal testo” ho però un dubbio. Intendo che la mia perplessità riguarda l’efficacia dell’operazione sul piano della criticia all’industria culturale. Ho l’impressione che questa critica, nei suoi risvolti attuali, rimanga sotto traccia, dal momento che è filtrata da un fitto strato di ricordi personali. La mia idea, ma è soggettiva come qualunque altra idea, è che il ricordo a un certo punto dovrebbe temperarsi con la cronaca. Se l’attaccante non vuole limitarsi a fare della buona o dell’ottima prosa, dovrebbe, o potrebbe, secondo me, trovare il modo di fare davvero quei nomi, o di alludervi in maniera non troppo sibillina. Un dire-non-dire nè pavido nè millantatore, che mantenga intatto il livello letterario sinora mostrato.

  11. Emanuele ha detto:

    Arrivo tardi. Ho appena letto testo (la prima parte invero l’avevo letta lunedi’) e commenti, e reagisco a caldo. Vorrei innanzi tutto complimentarmi con i commentatori: ogni settimana ci si riunisce qui e si discute attorno al corpus di parole del nostro amico Fiasca. E trovo le discussioni fini quanto il testo. Non son d’accordo con Nemo che l’osservazione di Guido sia da maestrina della penna rossa: e’ un rilievo acuto su cui l’artista deve riflettere (come Leonardo ha fatto) perche’ l’arte sta nei dettagli. Aderisco invece alla splendida chiosa di Andrea Sartori. Avverto la stessa sensazione, e Andrea l’ha esplicitata che meglio non si puo’. Avverto, nei colori sempre piu’ accesi, caricaturali, grotteschi, con i quali il Nostro dipinge la sua epopea – che Leonardo cerchi fuga e consolazione nella farsa. Liberissimo, ovviamente, ma forse che nel cammino ha cambiato idea?
    Infine: tutti, forse, stiamo facendo un errore grossolano. Confondiamo l’autore con il personaggio Fiasca. Diamo per scontato che vi sia identita’ fra i due. Ma gia’ il filtro della memoria e quello dell’invenzione letteraria creano una sostanziosa distanza fra i due. Figuriamoci poi gli artifici di un autore anonimo, con un piano diabolico in testa …

  12. NeMo ha detto:

    sarà che di mestiere faccio il pittoscultore pasticciere, e non il letterato, e forse per questa differenza per abitudine operativa e sensitiva manco di una sorta di comprensione per certi punti. e vedo la “sostanza dell’arte” (scusate se ero rimasto alla fine degli assoluti, per di più critici, per di più artistici. non si deve mai smettere di aggiornarsi!) in altri luoghi che riguardardano più la “gestalt” che non il seppur importante dettaglio. e credo che l’eccesso di realismo sia una debolezza dell’intelletto come il puntiglio sia una debolezza del comprendere e dell’atteggiarsi. dopodichè, dimostrato anche qui, mio malgrado ma tant’è, che il mio solito tono non ha l’elegante educatissima moderazione del titolare del blog, cosa che apprezzo molto, vorrei citare un considerazione a memoria, quindi non esatta, ma che dà l’idea di ciò che intendo. un grande regista, credo hitchcock, una volta disse qualcosa del tipo: se in un film di genere che ha una forte connotazione si nota una piccola incongruenza, di scena che so negli abiti o nell’arredo, vuol dire che il film vale molto poco. come sempre infine, ad ognuno il suo, di mondo. cordiali saluti a tutti.

  13. Miriam ha detto:

    Sono d’accordo con quanto scrive Andrea Sartori: il linguaggio di Fiasca è antico, un pò nostalgico, forse in attesa di qualcosa o di qualcuno. Secondo me, questi capitoli sono vibranti di vita, di esperienze, di utopie e di tutto quello che sta nel salto dalla percezione al racconto degli avvenimenti. La percezione, per uno scrittore, è sempre diversa dalla realtà. La letteratura non è fatta di date e di precisazioni logiche, mi torna in mente una frase che lessi tempo fa: secondo Spinoza, una passione cessa di essere tale non appena ne forniamo un’idea chiara e razionale (o qualcosa di simile!). L’attaccante non è necessariamente colui che segna il goal, poichè anche un difensore potrebbe farlo, oppure un portiere. Lo scrittore non ha l’obbligo di essere razionale, non ha l’obbligo di essere coerente. I testi devono respirare, devono essere aperti alla vita, all’esperienza. Fiasca riesce benissimo a coniugare tutti questi aspetti, non è coerente: conoscete uno scrittore che in fondo lo sia? Emanuele dice che l’arte sta nei dettagli e anch’io sono d’accordo. L’arte, e più che mai la letteratura, è fatta di questo. Ma a volte i dettagli possono anche togliere calore alla narrazione, possono diventare come una doccia fredda nel mese di gennaio. E vorrei aggiungere che leggo sempre i tuoi commenti Emanuele, sono stimolanti e intelligenti, mi piacciono.
    Infine, non credo sia così importante “fare nomi” o “alludervi”. Per quanto mi riguarda, pur essendo una curiosona, non mi interessa scoprire i nomi di queste persone e non credo che conoscerli gioverebbe in alcun modo alla storia o al linguaggio. Quello che invece mi interessa è continuare a leggere, perchè è davvero una lettura piacevole e d’altri tempi. In tutta onestà non sono molti in Italia quelli che sanno padroneggiare un linguaggio effettivamente antico, “classicheggiante” come sta dimostrando di saper fare Leonardo.

  14. Emanuele ha detto:

    Si’, Miriam, il linguaggio di questi primi 12 capitoli e’ l’aspetto piu’ bello di quest’avventura: consolante, rigenerante – danzante, oserei dire. La sua antichita’ gli conferisce nobilta’: ma anche qui Leonardo deve stare attento, secondo me, a non diventar parodico. Tutto dev’esser perfetto, anche i difetti. Quanto ad Hitchcock, ogni volta che un artista fa un’osservazione critica, ho l’impressione che la faccia per difendere il suo lavoro. Ogni forma di critica, del resto, e’ una forma di autobiografia. Ma, Nemo, mi piace anche il tuo linguaggio! E come ti difendi, sentendoti attaccato (non ti attaccavo, naturalmente). Tuttavia, se non metti le maiuscole dopo il punto, ti sfidero’ a duello.

  15. Miriam ha detto:

    Esattamente, Emanuele. Il rischio di commettere errori è dietro l’angolo, sempre. Questo fa parte del gioco! I difetti, seppur minimi, ci saranno sempre perchè non esistono opere o cose perfette; Devono essere sfruttati bene, così potranno diventare virtù o magari si noteranno meno :). La parte finale del mio commento voleva essere un’esortazione a godere della bellezza di questi capitoli, a leggerli senza fretta, senza farsi condizionare dalla curiosità di sapere i “nomi”. NeMo: esistono tanti punti di vista, non uno soltanto. Per qualcuno una scena con incongruenze può essere pessima, per altri una cosa geniale, altri ancora potrebbero addirittura non farci caso! Sono d’accordo con te, ad ognuno il suo, di mondo (ma senza esagerare).

  16. anna ha detto:

    Mi trovo d’accordo con Andrea Sartori, anche se in questo capitolo, a mio avviso, prevale la bella scrittura sull’esercizio di stile. I personaggi e gli eventi sono ogni volta simpatici, prevale la dualità bene-male, il bello e il brutto, il diavolo e l’acqua santa. Leonardo dovrebbe uscire da questo schema e delineare meglio il suo pensiero. I tempi sono ormai licenza poeticaa . La delusione, ferita ancora aperta, per l’editoria padrona è tanta e lo si sente ogni volta. Su questo argomento sono sempre solidale e si dovrebbe approfondire il dibattito. Ho rinunciato una collaborazione di consulenza per una casa editrice perchè non mi avrebbe portato verso nessun traguardo. Grazie Fiasca!

  17. miriam ravasio ha detto:

    Fiasca si disegna in un personaggio multiplo, in cui è possibile riconoscersi (al di là delle intenzioni, Fiasca è un po’ tutti noi) in aspetti diversi, per il mutato contesto di quel continuo divenire che, oggi ri-leggiamo (insieme). Quelle maschere grottesche, quei personaggi sono stati incontri comuni; l’attaccante ci sta raccontando una storia che si riflette in pecchi paralleli. Anche io ero un attaccante; organizzai la mia prima mostra-performance a 19 anni….tanto tempo fa e i modi e le intenzioni oggi le leggo nella Street-art o nei writers più “duri”. I miei lavori colpivano e io piacevo e vendevo…ma mollai tutto per le diagonali di Giuffresson. Abbandonai senza intenzioni offesa e stordita da una stupidità volgare che mi obbligava in strategie. Per molto tempo restai muta poi ricominciai

  18. oliviero ha detto:

    Trovo molto interessanti i commenti letti sinora, ma mi sorprendo di una cosa: nessuno pone l’accento sulla bellezza delle immagini che introducono al capitolo? Qui il livello artistico-simbolico è eccezionale, non si tratta di semplici elaborazioni grafiche di cui tutti potrebbero essere capaci sapendo utilizzare un pc. La scrittura c’è, va bene, ma io farei una valutazione complessiva: se tutto ciò non si rivela un grande bluff siamo di fronte a un artista completo. “Leonardo” mi conceda il beneficio del dubbio almeno fino a quando non deciderà di svelarsi.

  19. miriam ravasio ha detto:

    Oliviero il tuo ragionamento è un po’ singolare; riconosci al lavoro di Fiasca una eccezionalità che però può non essere se sotto il nome di Fiasca non c’è un personaggio “conosciuto”, ipotesi che tu vedestri come un bluff. Ecco questo tuo ragionamento spiega la miseria intellettuale del nostro paese. Fiasca non può essere un Pinco Pallo qualsiasi, perché è il NOME (e non altro) che fa l’opera. Che tristezza

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