CAP.15 – 2001: ODISSEO NELLA PIAZZA

VOLEVOFARELATTACCANTE © 2012 – Tutti i contenuti di questo blog sono tutelati dalle vigenti norme sul diritto d’autore. Qualsiasi riproduzione, anche parziale, che non citi la provenienza e la paternità dei contenuti sarà perseguita a norma di legge.
Annunci
Contrassegnato da tag , , , , ,

8 thoughts on “CAP.15 – 2001: ODISSEO NELLA PIAZZA

  1. pietrodisiena ha detto:

    meraviglioso come sempre spunti da attaccantepurovanbastenmiscelati ad una DESCRITTIVITà favolosa insomma DDEFINITIVVVVVVVVVVVVO

  2. miriam ha detto:

    Fiasca, il tuo aeroplanino di speranze e sogni è andato a scontrarsi con la torre del sistema, un sistema fatto anche di privilegi a previlegiati… Ma come l’America ha avuto la forza di rialzarsi e reagire, sono sicura che anche il tuo aeroplanino tornerà a volare.

  3. Emanuele ha detto:

    Molto bello, si rischia di ripetersi, ma e’ cosi’: raro trovare una prosa di qualita’ cosi’ elevata. L’incontro con Mughini ha un unico difetto: si riconosce Mughini e l’immagine reale soffoca quella che stava creando la fantasia, come i film tratti dai romanzi uccidono una volta per sempre i volti dei personaggi che la nostra mente aveva partorito, forzandoli ad avere la faccia di questo e quell’attore. Il finale rivela una verita’ del nostro essere umano: non c’e’ tragedia universale, nel momento in cui non ci tocca da vicino, che sia piu’ importante della nostra unghia incarnata; il dolore meschino dell’individuo sullo sfondo del cataclisma procura un contrasto che palesa quanto i nostri dolori, per quanto ridicoli, siano veri, e per quanto veri, siano ridicoli. Questo e la scena ormonale delle gonnelline sulle panchine m’hanno ricordato Il Bell’Antonio, ma la scrittura di Leonardo, piu’ pulita e incisiva, batte quella di Brancati almeno 2-0.

  4. Carlo Capone ha detto:

    Quel giornalista lì, non lo sopporto. L’ho rivisto con nitidezza nella sua rappresentazione. Pochi tratteggi ed è subito lui.

    Un paese molto frequentato di estate da cantanti, attori, perfino qualche politico in vista, noto per la sua frescura serale perchè vicino alla montagna. Poco, troppo poco, eppure le alternative sono due, sempre quelle. Bye, my good friend.

  5. miriam ravasio ha detto:

    Tutto quanto fa spettacolo.
    L’arte surrealista che, affida alle immagini le percezioni e le emozioni irreali ed illogiche del segno, è colpita al cuore. L’automatismo psichico “comando del pensiero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale” si riflette negli schermi di tutto il mondo. Il Mito è sotto attacco, i super eroi cadono come trasferelli che non s’imprimono più; sui lutti si codificano nuovi stili di vita e di conquista. L’astrazione si arrende alla oscurità della materia e il tempo vince su tutti, deflagrando. Gli esordienti scalciano e i cuochi curano i brodi. Milano è invasa dai carri armati. Settembre/ottobre 2001

  6. Laura ha detto:

    Scrivere cattive parole in un romanzo è come parlare di sesso. Mi spiego meglio. Parlare di sesso, secondo me, è difficilissimo perché si rischia o di far ridere o di descrivere un pezzo erotico o simil-pornografico. Raramente si riesce a descrivere una scena d’amore rendendo perfettamente quello che si vuol dire.
    Col turpiloquio è la stessa cosa; in certi contesti ci sta benissimo, riesce a rendere la rabbia, l’amarezza e questo è il caso di questo capitolo.

  7. anna ha detto:

    L’episodio dell’incontro con il pittoresco opinionista sportivo, ti riconosce il merito di averlo descritto talmente bene che l’abbiamo riconosciuto tutti. Leggiadre le giornate estive, i turisti e le ragazze sfrontate; un sapore di stagione giovanile e piena di aspettative. Poi la delusione che porta alla disperazione più atroce. La vita poi ci anestetizza a questi rifiuti, ma i primi dinieghi sono le ferite più dolorose. Grazie Leonardo, un capitolo davvero gustosissimo.

  8. Andrea Sartori ha detto:

    Notevole quel “lutto uterino” menzionato in apertura. Come altrimenti descrivere lo svantaggio iniziale, la speranza recisa ab origine? Mi viene in mente il Thomas Bernhard de “Il gelo”; tutt’altra ambientazione, tutt’altro linguaggio e stile, eppure in quel paese tra i monti la vita era talmente nemica della vita stessa da spingere i più giovani alla stazione ferroviaria, per buttarsi sotto i treni. Va da sé che non sono riuscito a proseguire oltre le prime pagine di quel libro, troppa angoscia, in un frangente in cui non ve ne era bisogno di altra. Fiasca si (ci) salva grazie all’ironia e alla leggerezza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: