CAP.23 – MUSIL A COLAZIONE

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13 thoughts on “CAP.23 – MUSIL A COLAZIONE

  1. Emanuele ha detto:

    Rapido, fresco, sorgivo. Divertentíssimo (ma il gatto morente, ancorche’ la nonna, procura una fitta di tenerezza). Ma vi ripeto: io “Gli Sminchiati” l’ho letto, e quel che dice Gobrelsky lo capisco e lo condivido. E’ davvero un romanzo che titilla i seni della letteratura, per parafrasare il grande editore. Spero – e ne ho intima convinzione – che quando Leonardo togliera’ la maschera, gli altri amici qui dentro leggeranno “Gli Sminchiati”, ne parleranno, lo diffonderanno.

  2. Carlo Capone ha detto:

    Eppure io “quel romanzo lì” devo leggerlo. A quando la spedizione?

  3. miriam ha detto:

    Ben tornato Leonardo, gli “aficionados” come me hanno davvero sentito la mancanza dei capitoli. Complimenti per il capitolo, devo dire che la tua scrittura migliora sempre… Mi è piaciuta la figura della “ragazza misteriosa”, descritta quasi come un topolino. Grobelsky deve essere una persona molto colta ed importante, un giorno ci svelerai di chi si tratta?

  4. Critica Impura ha detto:

    Un commento poco da critico molto da lettore: sono morta dalle risate!
    🙂
    Sonia Caporossi

  5. anna ha detto:

    Gobrelsky risulta un personaggio positivo e intrigante, molto dissimile dai pasticcioni maldestri che abbiamo conosciuto attraverso gli scritti precedenti e che peraltro popolano il sottosuolo editoriale-culturale nostrano. Per questo conquista la nostra simpatia e rompe l’atmosfera cupa e negativa dove si è mosso lo sfortunato Leonardo fino ad ora. Ma il destino di uno scrittore agli esordi è sempre parco di gioie e soddisfazioni e mi aspetto altri dispetti del destino. Incomincio a farmi un’idea reale di personaggi e tempi d’azione, ma sono solo supposizioni di massima. E’ un capitolo solare e spassoso, nonostante le disavventure familiari, che comunque ci fanno sorridere.

  6. miriam ravasio ha detto:

    Immagine “fortina”, niente fiori ma guarda in viso, tienili a memoria, chi ci uccise chi mentì.
    L’esplosiva relatività della militanza deflagra di voce in voce; Brassens svanisce e il verbo aizza, nelle “150 ore” delle classi e delle case d’incisione. Inverni a decine nelle piazze dell’internazionale. “Noi non vogliam sperare niente. Il nostro sogno è la realtà. Dio era morto da un pezzo.
    Ciccio: Recitiamo al defunto un grande salmo!
    Franco: un salmone. Giallo seta.

  7. miriam ravasio ha detto:

    Riporto qui il testo di una nota appena postata su Fb:
    Dopo la pausa estiva e come promesso ecco in rete i nuovi capitoli di Volevo fare l’attaccante ; tema principale dei nuovi episodi è la sbalorditiva capacità dei persuasori e dei motivatori. Come sempre, tutto è presentato con impeccabile stile.

    Il testo e l’immagine, la doppia narrazione di Leonardo Fiasca.
    Con la prosa ci racconta le avventure editoriali che lo videro protagonista al suo esordio, con le immagini definisce e a suo modo analizzandolo, il contesto pubblico, dove tutto si svolse e avvenne oltre i fatti e le circostanze. Offrendo agli affezionati lettori, pubblico di amici e colleghi, un ripasso o la conoscenza dei fattori determinanti lo stato dell’editoria. Il perché delle scelte, delle proposte offerte o dei veti, dei sostegni dati ad autori o generi in quel particolare momento. Cosa era utile a chi e perché; e lo fa senza rivelare né nomi né titoli, perché chi sa riconosce, chi non sa riflette e forse comprende o rielabora quei dati di memoria collettiva condivisa .Il suo dire è un gomitolo che si dipana con fantasia in un percorso labirintico e alle pareti sono appesi visi noti: intellettuali e politici, oggetti e opere, personaggi, luoghi, architetture e proiezioni della mente. Lenin, Pinocchio, la Madonna Assunta, uno sconosciuto scarparo; sono ormai centinaia le “trasparenze” che con dovizia e pazienza si sovrappongono in questa affascinante narrazione che, di volta in volta si fa più intricata e difficile quasi sempre spiazzante. Almeno per me che fedele alla parola data, ogni lunedì mi presto, alla celebrazione del capitolo, con un commento criptico all’immagine. Guardare, leggere e poi riguardare, cercando nel particolare e nel colpo d’occhio il senso sottinteso, il nucleo vivo da estrarre con cura e senza chiasso: le poche giuste parole. Perché io non scrivo, tranne queste brevi note, non è il mio mestiere ma sono curiosa, amo imparare e ricordare. Così quando ho visto Einstein con un fiocco giallo, Franco e Ciccio smarriti sullo sfondo, mi sono concentrata sul grande vecchio che sovrasta mezza immagine e che non riconoscevo : il viso di Franco Fortini non mi era familiare. Le sue poesie sì, la Marcia della pace anche, il suo pensiero un po’ lo seguivo a tratti, come molti altri lettori, credo. Leggevo di lui sul Manifesto, sapevo dei quaderni Piacentini e sapevo che molti preferivano il suo testo a quello tradizionalmente conosciuto dell’Internazionale. Ma solo oggi, cercando in rete ho visto la sua vita, il suo esondare in ogni militanza.

  8. Mimmo ha detto:

    Capitava che il mio povero papà, parlando con qualcuno, passasse repentinamente dall’italiano al dialetto (forse perchè l’interlocutore aveva conquistato la sua fiducia), e a me che glielo facevo notare diceva: ” picchì pensi c’un mi capisci?” poi rivolto all’altro gli domandava: “mi capisti?” e quello rispondeva: “perfettamente!” Papà:” viri figghiu me quannu parli cu lu cori la genti t’avi a capiri pi forza!” La rivelazione è bene che ci sia Fiasca perchè altrimenti il tutto non avrebbe senso, almeno per me, che da questo scritto ha tratto insegnamento!

  9. giusto misiano ha detto:

    un Parroco Rivoluzionario che riesce a vendere 80 copie in una Messa di Trecento Fedeli,e il sagrestano che nel nome dell’editoria partecipa silenziosamente all’incasso senza suonare le campane___ una descrizione classica di tipografia per gli istituti di beneficenza ___bella scena e mirabile descrizione___ottimo Leonardo

  10. laura privileggi ha detto:

    ma il mio commento?

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